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Archive for novembre 2007

Dignitosa Garda Half Marathon

Domenica scorsa ho partecipato per la terza volta alla Garda Half Marathon, corsa che si svolge tra Arco di Trento e Riva del Garda.

Il viaggio: partenza all’alba con Mario e Pier. Sulla strada,  mentre sulla strada sono presenti solo poche auto, possiamo ammirare il bel paesaggio della sponda bresciana del lago di Garda, . Alle 8,10 siamo già al Palafiera di Riva, dove c’è il ritrovo che consente di prendere i bus navetta che ci condurranno alla partenza di Arco. Qui arriveremo al termine della garda e questo aspetto è una novità rispetto agli anni scorsi, quando l’arrivo era collocato nel pieno centro di Riva del Garda. Fa piuttosto freddo così decido di portarmi dietro tutta la sacca per decidere poi cosa mettere in gara.

Arrivati ad Arco c’è il problema di ritirare i pettorali: una coda piuttosto lunga attende fuori dal Casinò. I dialetti si mescolano, sento anche qualche runner che parla tedesco, l’atmosfera è allegra nonostante la coda.

Ritirato il pettorale (al quale c’è anche applicato il chip, diversamente da altre gare; solo alla Maratona di Roma avevo visto questa soluzione) ci cambiamo all’aperto, quindi al freddo. Sbrigati i problemi fisiologici siamo pronti al riscaldamento, che però dura poco perchè dobbiamo raggiungere la  zona di partenza. Il via viene dato con un ritardo di un quarto d’ora, alle 10,15.

 La gara: visto lo scarso allenamento dell’ultimo mese e per capire come impostare la gara, decido di partire senza forzare troppo, ma la cosa viene naturale per via della “folla” notevole (2700 persone iscritte, record per questa gara). Il primo km lo faccio in 4’24”, il secondo in 4’20”. Tempo discreto, considerando gli slalom per evitare gli altri. Mi sento bene, tengo senza troppa sofferenza il ritmo, che riesco addirittura a migliorare nei km successivi (vedere chilometraggi riportati sotto). Arrivato al 10° km, con il tempo parziale di 42’44”  si materializza la possibilità di stare sotto l’1 h e 30′, muro che solo in due occasioni ho superato. Ci provo, cercando di mantenere il ritmo, sperando di arrivare negli ultimi km con la forza necessaria. Ma siccome non c’è due senza tre anche stavolta devo soffrire gli ultimi km (forse perchè penalizzato dai miseri ristori a base di sola acqua? non lo saprò mai); al 16°Km  il cronometro inizia a dirmi che la sofferenza sta iniziando, anche se il ritmo è ancora buono per l’obiettivo di 1h 30′ deciso in gara. Ma non ho fatto i conti con il nuovo percorso, che prevede un tratto di leggera salita negli ultimi due km. Quando arrivo al 19° km mi rendo conto che ormai è impossibile stare sotto l’ora e mezza e “tiro i remi in barca”. Non vale la pena di soffrire troppo, sarà per un’altra volta, questa corsa l’avevo iniziata senza pretese. Nel tratto conclusivo (molto più brutto dal punto di vista del paesaggio rispetto allo scenario degli anni precedenti) perdo lo sprint finale con alcuni concorrenti. Arrivo in 1h e 31′ 11″, un risultato leggermente peggiore dello scorso anno (1 h 30 min 30″), quando ci misi più impegno per tentare di restare sotto l’ora e mezza, obiettivo che allora non avevo mai raggiunto.

Con Mario e Pier chiudo questa bella giornata con il Pasta Party, durante il quale vengono fatte le premiazioni (tanto per cambiare ha vinto un keniano).

Poi il tranquillo ritorno a casa, avvolti dal torpore del sonno e della stanchezza…

Una fase della mia corsa

A pochi metri dall’arrivo; la sofferenza mi si legge in faccia… 

I Tempi parziali (al mio orologio)
1° km – 4′24″
2° km – 4′20″
3° km – 4′15″
4° km – 4′15″
5° km – 4′28″ parziale 21′44″
6° km – 4′04″
7° km – 4′12″
8° km – 4′10″
9° km – 4′18″
10°km – 4′14″    parziale 42′44″
11° km – 4′14″
12° km – 4′12″
13° km – 4′12″
14°km – 4′11″
15° km – 4′15″ parziale 1 h 03′ 51″
16° km – 4′24″
17° km – 4′24″
18° km – 4′18″
19° km – 4′30″
20° km – 4′38″
21,097 km – 5′05″ tempo di arrivo 1 h 31 min 11 sec

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Leggo in data odierna sul Bresciaoggi questa notizia. Non me la sento di commentarla, mi limito a dire che io domenica scorsa a Centenaro ero presente e che i panini erano veramente buoni…

Da Bresciaoggi del 14.11.2007 

Successo per la manifestazione podistica che domenica 11 Novembre ha raccolto a Centenaro ben 1.037 atleti, ma anche polemica per l’assenza di un rappresentante dell’Amministrazione comunale. A sollevare la questione è Angelo Gallina presidente e responsabile dell’ associazione Gruppo Podisti Lonato.«Il successo è fuori discussione considerando che è la prima passeggiata del genere che organizziamo insieme con il gruppo sportivo di Centenaro.L’assessore allo Sport Ettore Prandini ci ha sostenuto e lo ringraziamo. Purtroppo però, al momento delle premiazioni non si è visto nessuno della giunta. L’unica assenza giustificata era proprio quella dell’assessore che si scusava di non poter partecipare per altri impegni. Mi sono chiesto però se la giunta non poteva delegare qualche altro assessore. Peccato era un’occasione per celebrare giustamente uno sport popolare come il podismo».

L’EVENTO per il resto è si può dire perfettamente riuscito.Una quarantina di volontari della frazione hanno contribuito a controllare le strade.E qui scatta un’altra frecciata all’indirizzo dell’amministrazione comunale.«Purtroppo non abbiamo visto agenti della Polizia locale sul tracciato di 12km e800metri – dice ancora Gallina – disseminato fra le colline di Centenaro e la campagna.Speravo in una maggiore attenzione…».

LA FRAZIONE ha invece risposto molto bene. I vivaisti locali hanno offerto 250 vasi di fiori alle atlete, le cantine hanno contribuito alle premiazioni con un centinaio di bottiglie Doc come pure la forneria che ha distribuito panini caldi e focacce ai partecipanti. «La cosa che più ci ha soddisfatto – conclude Gallina –è stata la presenza fra gli iscritti alla maratona, di ben 60 bambini sotto i 12 anni.Una promessa dunque per il futuro che va coltivata…».

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E’ da qualche settimana che ho finito di leggere questo libro di Gianrico Carofiglio, che di mestiere non fa esattamente lo scrittore, ma è sostituto procuratore antimafia a Bari.  E’ proprio a Bari è ambientato “Il passato è una terra straniera“; è un libro che fa riflettere sui momenti della vita, quando di fronte a un bivio prendiamo una determinata scelta e se la strada è quella sbagliata c’è il rischio di trovarsi nel baratro.

Questo libro non è triste, ma mi piaceva leggerlo nei momenti di malinconia, quasi ad identificarmi nel protagonista (che forse è lo stesso Carofiglio che descrive se stesso in modo autobiografico). Vi regalo il passaggio che aiuta a capire il titolo.

Vagabondai fra i libri di storia, fra i manuali sportivi, evitai i testi giuridici e finii alla narrativa straniera. C’era un libro nuovissimo, evidentemente appena arrivato. Si intitolava Lo studente straniero e la copertina aveva uno sfondo nocciola su cui si stagliava una specie di statua di gesso. Era un ragazzo che camminava con le mani in ta­sca. L’autore era uno scrittore francese che non avevo mai sentito nominare.

Ne presi una copia, e probabilmente era la prima che veniva toccata da quando il libro era stato messo in espo­sizione. Forse quella mattina stessa.

Me lo rigirai fra le mani, lessi la quarta di copertina e ancora adesso me ne ricordo un pezzo a memoria. Parlava della giovinezza e dei suoi “giorni fragili in cui tutto ciò che accade, accade per la prima volta e ci segna in modo indelebile, nel bene e nel male”.

Allora lo aprii, per cominciare a leggere le prime pagi­ne, come facevo di solito.

Mi fermai a quella immediatamente precedente il pro­logo. C’era una citazione, da uno scrittore inglese. Non conoscevo nemmeno quello.

“Il passato è una terra straniera: le cose avvengono in modo diverso da qui.”

Non voltai pagina. Invece chiusi il libro, andai alla cas­sa e lo comprai.

Poi tornai a casa perché avevo urgenza di leggere. In pace, sul mio letto, senza essere disturbato.

Era un romanzo bellissimo e struggente, pieno di no­stalgia e di ebbrezza.

La storia di un ragazzo francese e della sua giovinezza nell’America degli anni Cinquanta. Una storia di avventure di tabù violati, di iniziazioni, di vergogna, di amore e di innocenza perduta.

Per tutto il pomeriggio non riuscii a staccarmi da quel libro; fino a quando non ebbi letto l’ultima pagina. E per tutta la lettura, e alla fine, e dopo – anche dopo tanti anni –non riuscii a liberarmi della incredibile sensazione che, in qualche modo, quella storia parlasse di me.

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Sleeper Cell: serie tv su AXN

Sleeper Cell significa Cellula Dormiente. E il titolo già fa capire che l’argomento è il terrorismo di matrice islamica. Ho iniziato a seguire questa serie dal mese di ottobre su AXN (canale 134 di sky) e, nonostante i ritmi del racconto non siano sempre incalzanti, mi sta affascinando. E’ una serie tv che entra nel mondo dei terroristi di Al Quaeda (non dimentichiamoci che ci sono anche in Italia), che fa capire come pensano, come agiscono. Il protagonista è Darwin, un agente dell’FBI di colore e di fede mussulmana che riesce a infiltrarsi e ad ottenere la fiducia dal capo della cellula. Forse la composizione della cellula è poco verosimile: un americano di fede mussulmana, un bosniaco arrabbiato per i soprusi durante la guerra nell’ex Jugoslavia, un ex naziskin francese convertito all’Islam e infine Farik, il capo, l’unico ad avere origini medio-orientali. Ma il resto del racconto è sicuramente realistico.

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“Non solo Novello”, questo il nome (azzeccato) della festa organizzata ieri dalla pro-loco di Carpenedolo. Nella corte di Palazzo Deodato Laffranchi io e mia moglie abbiamo degustato (gratuitamente) una serie di prodotti tipici, accompagnati da vino novello delle migliori cantine di Garda e Franciacorta. Abbiamo assaggiato: focaccia, pizza, polenta con ciccioli (o grepòle se preferite il bresciano), polenta con lardo, formaggio, gelato al novello, cioccolata calda e caldarroste.

Alla fine abbiamo comprato volentieri un paio di bottiglie di buon vino novello (a 4 euro l’una)  e un pezzo di formaggella nostrana.

All’ora di cena non avevamo neanche fame… 

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Addio Enzo Biagi

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Addio Liddas
Si è spento oggi Niels Liedholm, grande personaggio del calcio, ex allenatore di Milan e Roma. Mi piace ricordarlo allenatore negli anni ’80, quando iniziò a proporre il gioco a zona. Un gioco fatto di tecnica e di possesso palla, magari a volte un pò stucchevole ma mai banale. Celebre la sua frase rivolta a chi delle sue squadre criticava l’eccessiva trama di passaggi finalizzata al possesso di palla: “finchè la palla ce l’abbiamo noi non possono farci gol”.

A Liedholm piacevano i giocatori tecnici, ma nelle sue squadre riusciva a valorizzare anche quelli che erano meno dotati nel palleggio. In pratica, un grande allenatore. 

Addio Barone, ci mancherai.

E oggi è morto anche Roberto Bortoluzzi, celebre voce di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Indimenticabili i suoi interventi a reggere il filo conduttore degl interventi dai vari campi.

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