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Da qualche settimana sto seguendo questa serie su FOX Life, che ha iniziato a trasmetterla dopo Italia 1. Ugly Betty è la traduzione americana di Betty la Cozza, serie che andava in onda in Colombia. La prima puntata (ma per alcuni tratti anche l’intera serie) sembra la fotocopia de “Il diavolo veste Prada”, anche se Betty è decisamente più brutta della protagonista del film.

Tutto sommato la storia è divertente anche se Cesare Lombroso secondo me avrebbe giudicato inverosimile l’intelligenza di Betty rispetto alla sua bruttezza. Scherzo ovviamente.

Il video che potete vedere sotto inizia mostrando la scena iniziale di tutta la serie…

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In questo periodo è tempo di bilanci, così anch’io faccio il mio bilancio di fine anno 2007 delle mie corse, che tra l’altro è stato il mio anno migliore da quando corro.

Sorprendente il mio record personale di 1h 25 min 33″ alla Maratonina del Tamburino Sardo che avevo corso in preparazione della Maratona di Padova, conclusa anche questa con il record personale (vabbè, è vero che prima avevo fatto solo una maratona, a Roma) di 3h 25 min circa.

Mi sono anche accorto che la Tovel Running è stata la mia prima corsa tappe e che la Tre Campanili è stata la corsa in montagna più lunga che abbia mai fatto

Gli allenamenti alle corse sopra citate mi hanno permesso di fare figure meno peggiori nelle altre gare…

Da qui in avanti migliorare i risultati del 2007 sarà difficile anche perchè la voglia di allenarmi mi è un pò calata.

Io e mia moglie abbiamo trascorso gli ultimi giorni dell’anno a Torino. Sono stati due giorni piacevoli anche se avevamo programmato di restare fino al giorno di capodanno.

Purtroppo il settimo operaio coinvolto nel rogo della Thyssen Group è deceduto il 30 dicembre; i festeggiamenti di Capodanno sono stati quindi annullati per il lutto che ha colpito nuovamente il capoluogo piemontese. Per il 2008 speriamo di non assistere più a tragedie come questa.

Fatta questa premessa doverosa, torno a parlare di cose più frivole, quindi del nostro viaggio a Torino, città in cui non ero mai stato nonostante non sia troppo lontana.

Partenza da Lonato  verso Torino sabato 29 dicembre percorrendo l’Autostrada A21. Troviamo nebbia tra Manerbio e Caorso, poi per fortuna ritorna il sole. Giunti a Torino dopo tre ore di viaggio notiamo la meravigliosa cornice delle alpi innevate che circondano a ovest la città.

Alle 17,00 arriviamo all’albergo che abbiamo scelto, l’Art Hotel Boston. Purtroppo si verifica subito un problema a cui non avevamo pensato: l’autorimessa dell’hotel, oltre ad essere a pagamento, è piena. Dobbiamo lasciare la macchina in strada, dove comunque siamo obbligati a pagare il parchimetro (è così praticamente per tutta la città di Torino, con tariffe diverse a seconda della zona). Fortunatamente dalle 19,30 fino alle 8,00 del 31 dicembre il parcheggio è gratuito.

Cortesemente, come previsto dal pacchetto prenotato, l’addetto della reception ci consegna le nostre Torino + Piemonte Card, utili per viaggiare gratis sui mezzi pubblici (metro esclusa) ed entrare gratuitamente in tutti i musei di Torino.

Purtroppo, diversamente da quanto annunciato sul sito internet dell’hotel, non ci vengono dati né l’aperitivo di benvenuto né lo champagne. Poco male, noi non abbiamo reclamato per questo, però non mi sembra giusto pubblicizzare un’iniziativa senza mantenere quanto promesso.

In ogni caso il personale dell’albergo si è dimostrato sempre cortese e disponibile, cercando di soddisfare le nostre esigenze (in particolare quando,una volta saputo dell’annullamento dei festeggiamenti, abbiamo richiesto di liberare la stanza un giorno prima).

Poi usciamo e scattiamo alcune foto della città in notturna.

Ci dirigiamo in Piazza Solferino dove è presente il principale ufficio informazioni turistiche.

Nonostante il nostro arrivo pochi minuti prima della chiusura, l’impiegata è molto gentile e prodiga di consigli.

Qui per 10 euro acquistiamo il Choco-Pass, che però si rivela una grossa delusione.

In pratica il Choco-Pass è un carnet che permette di fare un tour di una dozzina di caffè di Torino (perlopiù importanti caffè storici) e di degustare le loro specialità al cioccolato (praline, gianduiotti, cioccolata calda). Un paio sono sicuramente chiusi, come ci aveva preannunciato l’impiegata dell’Ufficio Turistico; scopriamo  però che anche altri due caffè sono chiusi (Divizia e Gertosio) nonostante l’orario che ci viene fornito indica che dovrebbero essere aperti. Inoltre la città è troppo grande e diventa un’impresa spostarsi per sfruttare il Choco-Pass (tra l’altro, come abbiamo visto, senza la garanzia che i caffè siano aperti). Concludo questa descrizione negativa segnalando la scarsa cortesia al Caffè Torino dove veniamo trattati con sufficienza e ci vengono dati due gianduiotti il cui sapore non sembra migliore di quelli del supermercato. Va meglio al Caffè Platti e al Peyrano, dove le praline sono buone ed almeno il personale è gentile. Quando però scopriamo che anche il Gertosio è chiuso decidiamo di chiudere definitivamente l’esperienza del Choco-Pass.
Peccato, l’idea di girare i caffè storici di Torino assaggiando cioccolata sembrava buona. Forse il periodo di festa non era l’ideale per questa iniziativa , ma secondo me è stata la dimostrazione di un certo “scollamento” tra l’impegno degli uffici turistici e il menefreghismo di alcuni operatori economici.
La prova l’ho avuta quando abbiamo scoperto che il Museo Egizio e la Galleria Sabauda sarebbero state chiuse nei giorni 31 dicembre e 1 gennaio.

Passi per Capodanno, ma risulta incomprensibile la decisione di chiudere a San Silvestro. Ma come ?! Ci si lamenta che la gente non va ai musei e quando avrebbe tempo per farlo (nelle vacanze ovviamente) vengono chiusi. Ma per piacere !

Il risultato è una coda pazzesca la mattina di domenica per entrare a questi musei.
Disponendo della Torino Card chiediamo di poter entrare ugualmente (in pratica il biglietto è già pagato, perchè con la card l’ingresso è gratuito), ma niente da fare. Per una stupida regola dobbiamo fare i biglietti. Stessa sorte, incredibilmente, tocca ad una ragazza che accompagna la sorella disabile. 

Così rinunciamo momentaneamente e decidiamo di andare sulla Mole Antonelliana, che ospita anche il Museo del Cinema.
Quest’ultimo è una piacevole sorpresa. Meno pubblicizzato di altri musei combina sapientemente la parte divertente alla parte culturale, oltre a trovarsi in un posto scenograficamente eccezionale.

Dopo una passeggiata sul Po (dove volevamo prendere il battello per fare un giro; anche qui niente da fare, “servizio sospeso per motivi tecnico-ambientali”.Scriverlo su Internet pareva brutto?), torniamo al Museo Egizio, dove per fortuna la coda è diminuita. Però la Galleria Sabauda ha chiuso alle 14,00 (?!) e non possiamo visitarla.

Il museo, come previsto, è molto interessante. Dopo aver mangiato torniamo all’albergo, dove arriviamo stanchi.

Come detto, la mattina dopo apprendiamo della decisione di annullare i festeggiamenti di Capodanno a Torino. Decidiamo di fare i bagagli e lasciare Torino, ma non prima di aver visto la basilica di Superga, dove la vista su Torino è stupenda.

Facciamo visita alla lapide che ricorda la tragedia del Grande Torino e poi torniamo a casa, contenti e un pò delusi allo stesso tempo.

Per la cronaca: il Capodanno l’abbiamo festeggiato a Verona…

E’ finita lunedì scorso su FOX la terza stagione di Lost (mentre curiosamente iniziava sulla RAI) e forse (ripeto, forse) si inizia a capire qualcosa.

Comunque riflettendoci siamo solo a metà del racconto: sono previste altre tre stagioni in cui gli ideatori hanno promesso di rivelare tutti i misteri.

Sarà, ma io intanto mi domando chi o cosa diavolo è Jakob (anzi no, meglio di no, magari mi rovino il finale…).

Ma soprattutto: che fine ha fatto Michael, l’uomo di colore padre del bambino? Non si è mai visto per tutta la terza stagione…

Spero che gli sceneggiatori di questo programma non si siano bevuti il cervello, altrimenti ci rimarrei male per aver perso così tanto tempo seguendo la serie.

Staremo a vedere.

Domenica scorsa ho partecipato per la terza volta alla Garda Half Marathon, corsa che si svolge tra Arco di Trento e Riva del Garda.

Il viaggio: partenza all’alba con Mario e Pier. Sulla strada,  mentre sulla strada sono presenti solo poche auto, possiamo ammirare il bel paesaggio della sponda bresciana del lago di Garda, . Alle 8,10 siamo già al Palafiera di Riva, dove c’è il ritrovo che consente di prendere i bus navetta che ci condurranno alla partenza di Arco. Qui arriveremo al termine della garda e questo aspetto è una novità rispetto agli anni scorsi, quando l’arrivo era collocato nel pieno centro di Riva del Garda. Fa piuttosto freddo così decido di portarmi dietro tutta la sacca per decidere poi cosa mettere in gara.

Arrivati ad Arco c’è il problema di ritirare i pettorali: una coda piuttosto lunga attende fuori dal Casinò. I dialetti si mescolano, sento anche qualche runner che parla tedesco, l’atmosfera è allegra nonostante la coda.

Ritirato il pettorale (al quale c’è anche applicato il chip, diversamente da altre gare; solo alla Maratona di Roma avevo visto questa soluzione) ci cambiamo all’aperto, quindi al freddo. Sbrigati i problemi fisiologici siamo pronti al riscaldamento, che però dura poco perchè dobbiamo raggiungere la  zona di partenza. Il via viene dato con un ritardo di un quarto d’ora, alle 10,15.

 La gara: visto lo scarso allenamento dell’ultimo mese e per capire come impostare la gara, decido di partire senza forzare troppo, ma la cosa viene naturale per via della “folla” notevole (2700 persone iscritte, record per questa gara). Il primo km lo faccio in 4’24”, il secondo in 4’20”. Tempo discreto, considerando gli slalom per evitare gli altri. Mi sento bene, tengo senza troppa sofferenza il ritmo, che riesco addirittura a migliorare nei km successivi (vedere chilometraggi riportati sotto). Arrivato al 10° km, con il tempo parziale di 42’44”  si materializza la possibilità di stare sotto l’1 h e 30′, muro che solo in due occasioni ho superato. Ci provo, cercando di mantenere il ritmo, sperando di arrivare negli ultimi km con la forza necessaria. Ma siccome non c’è due senza tre anche stavolta devo soffrire gli ultimi km (forse perchè penalizzato dai miseri ristori a base di sola acqua? non lo saprò mai); al 16°Km  il cronometro inizia a dirmi che la sofferenza sta iniziando, anche se il ritmo è ancora buono per l’obiettivo di 1h 30′ deciso in gara. Ma non ho fatto i conti con il nuovo percorso, che prevede un tratto di leggera salita negli ultimi due km. Quando arrivo al 19° km mi rendo conto che ormai è impossibile stare sotto l’ora e mezza e “tiro i remi in barca”. Non vale la pena di soffrire troppo, sarà per un’altra volta, questa corsa l’avevo iniziata senza pretese. Nel tratto conclusivo (molto più brutto dal punto di vista del paesaggio rispetto allo scenario degli anni precedenti) perdo lo sprint finale con alcuni concorrenti. Arrivo in 1h e 31′ 11″, un risultato leggermente peggiore dello scorso anno (1 h 30 min 30″), quando ci misi più impegno per tentare di restare sotto l’ora e mezza, obiettivo che allora non avevo mai raggiunto.

Con Mario e Pier chiudo questa bella giornata con il Pasta Party, durante il quale vengono fatte le premiazioni (tanto per cambiare ha vinto un keniano).

Poi il tranquillo ritorno a casa, avvolti dal torpore del sonno e della stanchezza…

Una fase della mia corsa

A pochi metri dall’arrivo; la sofferenza mi si legge in faccia… 

I Tempi parziali (al mio orologio)
1° km – 4′24″
2° km – 4′20″
3° km – 4′15″
4° km – 4′15″
5° km – 4′28″ parziale 21′44″
6° km – 4′04″
7° km – 4′12″
8° km – 4′10″
9° km – 4′18″
10°km – 4′14″    parziale 42′44″
11° km – 4′14″
12° km – 4′12″
13° km – 4′12″
14°km – 4′11″
15° km – 4′15″ parziale 1 h 03′ 51″
16° km – 4′24″
17° km – 4′24″
18° km – 4′18″
19° km – 4′30″
20° km – 4′38″
21,097 km – 5′05″ tempo di arrivo 1 h 31 min 11 sec

Leggo in data odierna sul Bresciaoggi questa notizia. Non me la sento di commentarla, mi limito a dire che io domenica scorsa a Centenaro ero presente e che i panini erano veramente buoni…

Da Bresciaoggi del 14.11.2007 

Successo per la manifestazione podistica che domenica 11 Novembre ha raccolto a Centenaro ben 1.037 atleti, ma anche polemica per l’assenza di un rappresentante dell’Amministrazione comunale. A sollevare la questione è Angelo Gallina presidente e responsabile dell’ associazione Gruppo Podisti Lonato.«Il successo è fuori discussione considerando che è la prima passeggiata del genere che organizziamo insieme con il gruppo sportivo di Centenaro.L’assessore allo Sport Ettore Prandini ci ha sostenuto e lo ringraziamo. Purtroppo però, al momento delle premiazioni non si è visto nessuno della giunta. L’unica assenza giustificata era proprio quella dell’assessore che si scusava di non poter partecipare per altri impegni. Mi sono chiesto però se la giunta non poteva delegare qualche altro assessore. Peccato era un’occasione per celebrare giustamente uno sport popolare come il podismo».

L’EVENTO per il resto è si può dire perfettamente riuscito.Una quarantina di volontari della frazione hanno contribuito a controllare le strade.E qui scatta un’altra frecciata all’indirizzo dell’amministrazione comunale.«Purtroppo non abbiamo visto agenti della Polizia locale sul tracciato di 12km e800metri – dice ancora Gallina – disseminato fra le colline di Centenaro e la campagna.Speravo in una maggiore attenzione…».

LA FRAZIONE ha invece risposto molto bene. I vivaisti locali hanno offerto 250 vasi di fiori alle atlete, le cantine hanno contribuito alle premiazioni con un centinaio di bottiglie Doc come pure la forneria che ha distribuito panini caldi e focacce ai partecipanti. «La cosa che più ci ha soddisfatto – conclude Gallina –è stata la presenza fra gli iscritti alla maratona, di ben 60 bambini sotto i 12 anni.Una promessa dunque per il futuro che va coltivata…».

E’ da qualche settimana che ho finito di leggere questo libro di Gianrico Carofiglio, che di mestiere non fa esattamente lo scrittore, ma è sostituto procuratore antimafia a Bari.  E’ proprio a Bari è ambientato “Il passato è una terra straniera“; è un libro che fa riflettere sui momenti della vita, quando di fronte a un bivio prendiamo una determinata scelta e se la strada è quella sbagliata c’è il rischio di trovarsi nel baratro.

Questo libro non è triste, ma mi piaceva leggerlo nei momenti di malinconia, quasi ad identificarmi nel protagonista (che forse è lo stesso Carofiglio che descrive se stesso in modo autobiografico). Vi regalo il passaggio che aiuta a capire il titolo.

Vagabondai fra i libri di storia, fra i manuali sportivi, evitai i testi giuridici e finii alla narrativa straniera. C’era un libro nuovissimo, evidentemente appena arrivato. Si intitolava Lo studente straniero e la copertina aveva uno sfondo nocciola su cui si stagliava una specie di statua di gesso. Era un ragazzo che camminava con le mani in ta­sca. L’autore era uno scrittore francese che non avevo mai sentito nominare.

Ne presi una copia, e probabilmente era la prima che veniva toccata da quando il libro era stato messo in espo­sizione. Forse quella mattina stessa.

Me lo rigirai fra le mani, lessi la quarta di copertina e ancora adesso me ne ricordo un pezzo a memoria. Parlava della giovinezza e dei suoi “giorni fragili in cui tutto ciò che accade, accade per la prima volta e ci segna in modo indelebile, nel bene e nel male”.

Allora lo aprii, per cominciare a leggere le prime pagi­ne, come facevo di solito.

Mi fermai a quella immediatamente precedente il pro­logo. C’era una citazione, da uno scrittore inglese. Non conoscevo nemmeno quello.

“Il passato è una terra straniera: le cose avvengono in modo diverso da qui.”

Non voltai pagina. Invece chiusi il libro, andai alla cas­sa e lo comprai.

Poi tornai a casa perché avevo urgenza di leggere. In pace, sul mio letto, senza essere disturbato.

Era un romanzo bellissimo e struggente, pieno di no­stalgia e di ebbrezza.

La storia di un ragazzo francese e della sua giovinezza nell’America degli anni Cinquanta. Una storia di avventure di tabù violati, di iniziazioni, di vergogna, di amore e di innocenza perduta.

Per tutto il pomeriggio non riuscii a staccarmi da quel libro; fino a quando non ebbi letto l’ultima pagina. E per tutta la lettura, e alla fine, e dopo – anche dopo tanti anni –non riuscii a liberarmi della incredibile sensazione che, in qualche modo, quella storia parlasse di me.