Ho seguito con attenzione il dibattito suscitato sui media locali dal blog di Marco a proposito degli autovelox installati nelle vicinanze della galleria di Lonato. Coincidenza, leggendo l’ultimo numero del ”Venerdì di Repubblica” ho trovato questo articolo di Pietro Ottone, che descrive lo stato attuale di disagio di molti automobilisti italiani. Tra l’altro, anche la multa che mi sono preso qualche giorno fa, rientra in questo ambito.
CHI INCIAMPA SUI LIMITI DELLA LEGGE
di Pietro Ottone
Un autista di professione, un tale cioè che guida un veicolo per guadagnarsi da vivere, mi ha detto: «Io cerco di rispettare sempre i limiti di velocità. Per me, arrivare un po’ prima o un po’ dopo non è essenziale.
Neanche guido per divertimento: è il mio mestiere. E con tutti gli autovelox in giro devo stare attento: se mi beccano perdo punti e rischio di perdere il posto.
Ma certi limiti sono assurdi. Niente da dire su quello di 130: giustissimo. Ma cambia di continuo. Sullo stesso tratto di strada si passa da 130 a 110 o, chi sa perché, 115, poi a 90, poi a 60, poi di nuovo a 90, e in certi tratti a 40, a 20, addirittura a 10. A 10, capite? Impossibile rispettarli. Mi sono fatto una regola» ha concluso. «Cerco di non non andare mai a 20 oltre il limite. Per via dei punti».
È, quello dell’autista, un discorso interessante; e anche un po’ desolante. Lui non è uno di quei giovani che guidano a rotta di collo per divertirsi (o per smaltire le bevute). Un tale che guida per lavoro dice che vorrebbe essere ligio alla legge: ma non ci riesce, perché la
legge impone regole assurde, che è difficile, se non impossibile, rispettare. Il che dimostra quanto sia complessa la catena del malgoverno in Italia. Il legislatore impone regole complicate, da azzeccagarbugli, fuori della realtà. Nessuno le rispetta, perché è praticamente impossibile rispettarle. Dite voi se vi sono veicoli che procedono a 60 chilometri l’ora, o a 90, in lunghi tratti di strada privi di ostacoli. Le forze dell’ordine, quelle che dovrebbero far rispettare i limiti, si trovano pertanto di fronte a un dilemma. O fanno finta di non vedere. Oppure approfittano dei limiti assurdi per raccogliere, in poco tempo, messe di contravvenzioni. Comportamenti, uno e l’altro, criticabili. Se fanno fìnta di non vedere, abituano alla violazione della legge: il che è diseducativo. Se fanno messe di contravvenzioni, commettono un’ingiustizia, perché puniscono a caso
quei poveretti che, pur facendo ciò che tutti fanno ogni santo giorno dell’anno, cadono nella rete.
E una catena lunga, quella del malgoverno: e l’esempio di cui scrivo è solo uno di mille. Leggi mal fatte, imposizioni saltuarie e imprevedibili.
Tanti italiani, adesso più che mai, attendono il messia che salvi il Paese dal malgoverno.
dalla confusione, dall’ingiustizia.
Ma come si fa a salvarlo, quando il male è così capillare?






[...] molte le email che ho ricevuto e ora noto con piacere anche post paralleli come quelli inseriti da Fabio, David e marketingpark. Il “popolo silenzioso” di internet [...]
Da: Blog e Internet: la democrazia silenziosa che avanza « Blog di Marco Rizzini su Agosto 23, 2007
alle 10:59 pm